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A meno che non viviate da eremiti in una caverna senza internet, è difficile non sapere cosa stia accadendo negli Stati Uniti con TikTok. Tra il ban e le accuse di cyber-spionaggio alla compagnia madre, Bytedance.

Ma come si è arrivati alla censura di una delle piattaforme digitali più utilizzate nel mondo? Con oltre 1.5 miliardi di utenti, di cui 170 milioni solo negli USA (la metà della sua popolazione)?

I dubbi sulla legittimità del tracciamento dei dati degli utenti TikTok da parte del governo cinese sono emersi quasi in concomitanza con il suo approdo in occidente. Pechino possiede una “golden share” in una delle principali entità cinesi di ByteDance, la Beijing ByteDance Technology. Considerate poi le attività non propriamente trasparenti del governo di Xi Jinping, ci sono sospetti fondati per le accuse mosse dal governo americano.

Proprio in questo clima di “Guerra Fredda 2.0”, già nel 2020 Donald Trump aveva annunciato di muoversi verso un ban per l’applicazione sul suolo americano, considerandola una minaccia alla sicurezza nazionale.

Ma è durante l’amministrazione Biden, lo scorso 20 aprile 2024, che la proposta di un oscuramento viene messa ai voti alla Camera dei Rappresentanti, passando con una maggioranza schiacciante. Sia lì, sia, tre giorni dopo, al Senato. Le motivazioni: “Impedire che gli avversari stranieri conducano spionaggio, sorveglianza, operazioni malevoli che danneggino gli americani vulnerabili, i nostri militari e il personale del governo degli Stati Uniti.”

L’ultimatum dato da Joe Biden al CEO di TikTok Shou Zi Chew è chiaro e inequivocabile: vendere la compagnia a una realtà americana o prepararsi al ban nazionale.

E così, dopo mesi di tira e molla, proroghe, controdenunce da parte di ByteDance, passando per il grottesco e tragicomico intervento di Chew davanti a un Senato completamente inconsapevole della materia trattata, si arriva al ban definitivo. Il 18 Gennaio 2025 TikTok diventa, ufficialmente, irraggiungibile in tutti gli US of A

…Fino al giorno dopo, quando un Donald Trump appena entrato nello Studio Ovale per il suo secondo mandato esegue un dietrofront tanto chiacchierato quanto prevedibile. Una proroga alla compagnia cinese di altri 75 giorni (deadline ora al 5 Aprile) per trovare un acquirente americano. Quasi strizzando l’occhio al fidato Elon Musk, che potrebbe, pur difficilmente, provare un takeover come successo con Twitter, ora X.

Ad ora la situazione non è meno fosca di quanto non lo sia stata nell’ultimo anno. Tralasciando idee e scelte politiche d’oltreoceano, anche in Europa (ma in realtà in quasi tutto il mondo) da oltre un lustro si sta cercando di limitare quanto possibile l’influenza di TikTok per le stesse ragioni di sicurezza.

Parlando però a livello di business, non si può sorvolare sul ruolo attivo nell’industria musicale del social cinese. Dal suo arrivo in occidente, nel 2018, la piattaforma è diventata rapidamente un nuovo standard di condivisione e promozione per la musica di milioni di artisti emergenti e non. Questo anche grazie a SoundOn, lanciata nel 2022 (applicazione satellite che vuole ridefinire la distribuzioni delle royalties in maniera più equa) e delle nuove acqusizioni e partnership in programma.

Oliver Tree, Lil Nas X, Doja Cat, Fred Again. Questi solo alcuni degli artisti che hanno trovato in TikTok un megafono che li ha proiettati nella stratosfera del successo a colpi di clip di trenta secondi. La cifra sale a diversi milioni di musicisti, dj e performer che, a causa delle regole del mercato, sono inevitabilmente legati a doppio filo al social network. Tanto più se si pensa all’importanza del mercato americano nella loro crescita.

@itsdjsoto

How to DJ live on Tiktok! Feel free to ask any questions or drop something I forgot to mention in the comments!🤘🏾 • • • • #djtips #djsoftiktok #djlive #howtolivestream #howtolivetiktok #wearecrossfader #djtipsforbeginners #newdjs #guardiansofthegalaxy

♬ original sound – DJ SOTO🎧

Come possono questi artisti re-inventarsi di punto in bianco su nuove piattaforme quando la stragrande maggioranza della propria fanbase utilizza proprio TikTok per interagire con loro e scoprire nuova musica? Chiaramente le regole del mercato vanno seguite. Le piattaforme di riferimento nascono, crescono e muoiono proprio come le aziende che li curano (Napster, MySpace, lo stesso Facebook). Monitorare quelle più utilizzate dagli utenti è tanto utile quanto seguire i trend e gusti musicali degli stessi. Ma un ban di TikTok nel mercato più attivo a livello globale equivale, per gli artisti e content creator, al chiudere di punto in bianco una “azienda” con milioni di dipendenti.

I dubbi sulle buone intenzioni nel tracciamento dei dati, sulla censura e sullo spionaggio da parte di una superpotenza come la Cina sono legittimi. Ma al tempo stesso la posta in gioco è molto più alta del solo blocco di una “app per fare i balletti”. Si sta mettendo a repentaglio un sistema che, per quanto non privo di difetti, ha de facto cambiato lo standard con cui noi tutti utilizziamo e fruiamo dei contenuti digitali.

Ad ora la contesa tra USA e Cina resta aperta e in una delle sue fasi più delicate del processo. Solo i prossimi mesi porteranno (forse) a un quadro meno nebuloso sul futuro di TikTok in America. Gli artisti che vivono di questa app possono, purtroppo, solo rimanere a guardare e sperare.